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Le trasformazioni globali contemporanee, dalle migrazioni forzate al cambiamento climatico, stanno ridefinendo profondamente le dinamiche dello sviluppo e della giustizia sociale. In questo scenario, l’intersezione tra disabilità, migrazione e ambiente emerge come uno dei nodi più complessi e meno affrontati nelle politiche e nelle pratiche umanitarie.

Nonostante l’esistenza di un quadro normativo avanzato, come la Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità (CRPD), le persone con disabilità continuano a essere tra i gruppi più esposti a vulnerabilità nei contesti emergenziali e migratori. La CRPD segna un passaggio fondamentale da un approccio assistenzialistico a uno fondato sui diritti umani, promuovendo inclusione, dignità e partecipazione attiva. Tuttavia, nella pratica, la disabilità rimane spesso marginale o solo formalmente riconosciuta nelle politiche di risposta alle crisi.

Le migrazioni globali, sempre più influenzate da fattori ambientali oltre che politici ed economici, evidenziano ulteriormente questa criticità. Secondo dati internazionali, milioni di persone migranti o sfollate vivono con una disabilità, affrontando ostacoli aggiuntivi lungo l’intero percorso migratorio. Queste difficoltà si manifestano in forme diverse: accesso limitato ai trasporti, ambienti non accessibili, carenza di servizi adeguati e barriere sociali e culturali che amplificano il rischio di esclusione.

All’interno di questi processi, è possibile distinguere diverse situazioni: persone con disabilità preesistenti al viaggio migratorio, individui che acquisiscono una disabilità durante il percorso e coloro che sviluppano condizioni di disabilità nel paese ospitante, spesso a seguito di traumi fisici o psicologici. In tutti i casi, emerge una costante: l’insufficienza di strumenti e strategie adeguate per garantire una piena inclusione.

In questo contesto, il concetto di empowerment assume un ruolo centrale. Non si tratta soltanto di fornire assistenza, ma di riconoscere le persone con disabilità come soggetti attivi, portatori di competenze, esperienze e capacità di contribuire alla costruzione di risposte più efficaci e inclusive. L’empowerment implica l’accesso a diritti, risorse e spazi decisionali, oltre alla possibilità concreta di partecipare ai processi di progettazione e implementazione degli interventi.

Affinché questo approccio sia effettivo, è necessario andare oltre il piano normativo e adottare strumenti operativi concreti: formazione degli operatori, utilizzo di materiali accessibili, sviluppo di linee guida inclusive e introduzione di dispositivi di supporto adeguati. In questo senso, alcune pratiche emergenti, come l’azione anticipatoria nelle risposte umanitarie, dimostrano come sia possibile intervenire in modo preventivo, riducendo i rischi e rafforzando la resilienza delle comunità più vulnerabili.

L’inclusione delle persone con disabilità rappresenta inoltre una componente fondamentale dello sviluppo sostenibile. Ignorare le loro esigenze non solo compromette il rispetto dei diritti umani, ma limita l’efficacia delle politiche e degli interventi, ampliando le disuguaglianze esistenti. Al contrario, promuovere un accesso equo a istruzione, lavoro e servizi significa valorizzare il contributo delle persone con disabilità allo sviluppo economico e sociale, rafforzando coesione, innovazione e resilienza.

Le sfide attuali richiedono un approccio sistemico, basato sulla collaborazione tra istituzioni, organizzazioni internazionali, società civile e comunità locali. Diventa fondamentale investire nella raccolta di dati disaggregati, nella sensibilizzazione e nella formazione, oltre che nell’integrazione della dimensione della disabilità nei sistemi giuridici e nelle politiche pubbliche. Solo attraverso interventi coordinati e strutturali sarà possibile costruire risposte efficaci alle crisi contemporanee.

In questa prospettiva, l’empowerment delle persone con disabilità non rappresenta soltanto una questione di tutela, ma una leva strategica per affrontare le grandi sfide globali, dal cambiamento climatico alle migrazioni, fino alle disuguaglianze sociali. Riconoscere le persone con disabilità come protagoniste dei processi decisionali significa contribuire alla costruzione di società più eque, inclusive e sostenibili.

Questo contributo si inserisce nel percorso di ricerca e riflessione promosso da Think & Act sulle nuove discriminazioni, ampliando l’analisi alle intersezioni tra disabilità, ambiente e sviluppo globale.

Questo contributo è frutto dell’attività di ricerca della dott.ssa Barbara Bugliosi nell’ambito dei cambiamenti climatici e delle loro intersezioni con disabilità, migrazioni e sviluppo, ed è stato presentato in occasione della Conferenza CUCS 2024 (Coordinamento Universitario per la Cooperazione allo Sviluppo).

Per l’articolo completo:  https://doi.org/10.13135/2531-8772/13062 V.9 N. 1 (2025): Università e cooperazione: le sfide contemporanee. Ricerca, formazione, cooperazione territoriale e diplomazia scientifica. Atti del VIII congresso CUCS Firenze 2024.

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